Politiche
anticicliche
I
cicli economici artificiali, avendo una chiara origine, ossia un cambiamento della
massa monetaria (diretto od indiretto attraverso il tasso di interesse), possono generare
degli effetti sul sistema prevedibili in linea generale, come descritti in
sintesi nell'articolo Cause
del ciclo economico artificiale. I cicli economici naturali, invece,
basandosi come visto su un cambiamento di una qualsiasi variabile, possono
generare un forte disequilibrio nel sistema su diverse variabili ma con effetti non prevedibili a priori, per quanto
già detto nell'articolo Ciclo economico.
Al
fine di mantenere ordine nel sistema, il buon senso richiede che si cerchi
di eliminare tali forti disequilibri, utilizzando quindi
delle politiche anticicliche, quando essi risultino dannosi. Tali politiche, data la
non determinabilità con certezza assoluta della causa originaria di un
qualsiasi ciclo economico reale (1), devono garantire
un riequilibrio del sistema indipendentemente dal tipo di causa scatenante
il ciclo stesso. Inoltre, per testare se un dato ciclo economico (e più
in generale, un dato evento economico) è dannoso o meno per il sistema,
è necessario determinare delle variabili
obiettivo che fungano da indicatori della salute economica del sistema
stesso (indipendentemente dalla presenza di un ciclo economico). Le
variabili obiettivo che per loro natura fungono meglio delle
altre da termometro dell'economia sono quelle che rappresentano il vincolo
di bilancio del consumatore: prezzi e redditi (composti da
stipendi,profitti e rendite). Consumo ed investimento, infatti, dipendono
principalmente dall'equilibrio esistente tra tali due variabili (anche i
tassi di interesse, determinanti per l'investimento, generano infatti un
reddito da rendita, e per tal motivo la loro influenza è compresa nel
concetto di reddito).
L'utilizzo
delle politiche anticicliche diventa quindi anche efficiente quando
ha l'obiettivo, oltre all'efficace eliminazione del ciclo stesso, di evitare una variazione dei
prezzi in mancanza di una eguale variazione dei redditi. Una crescita
sostenuta della produzione od una sua recessione non sono di per sé un
male. Il ciclo economico infatti, fintantoché non muta il rapporto tra potere
d'acquisto dei redditi e potere di vendita dei prezzi
all'interno del mercato, non è dannoso per la società nel suo complesso,
ossia né dal lato della domanda (acquirenti) né dal lato dell'offerta
(venditori).
Un
errore che spesso si commette (2) è trascurare il potere di vendita dei
prezzi focalizzandosi sul solo potere d'acquisto dei redditi, con la
conseguenza che si condannano e si cerca rimedio ai periodi di inflazione
(intesa come aumento dei prezzi) ma si benedicono, in quanto un vantaggio
per i consumatori, i periodi di deflazione (intesa come diminuzione dei
prezzi). Sia una diminuzione sia un aumento dei prezzi, in realtà, non
sono negativi fintantoché la variazione percentuale di tali prezzi è
uguale e nella stessa medesima direzione rispetto alla variazione
percentuale dei redditi. Ed allo stesso modo, sia una diminuzione sia un
aumento dei prezzi possono esserlo nel caso in cui non venga rispettata
tale uguaglianza.(3)
Le due tipiche politiche anticicliche a
disposizione delle autorità sono la politica monetaria (Banca Centrale) e
la politica di bilancio o fiscale (Stato).
L'unico
strumento di politica monetaria che si può provare ad utilizzare, come visto nel
precedente articolo, è il tasso ufficiale di riferimento (TUR). Tale
strumento può esistere solamente in presenza di un Certificato monetario,
dato che una vera Moneta non ha alcun prezzo (e di conseguenza, alcuno strumento
di politica monetaria). Abbiamo già visto
gli effetti del tasso di interesse sulla moneta (e di conseguenza sulle altre variabili
economiche) nell'articolo Moneta
e tasso di interesse. Tale TUR, quindi, può svolgere una funzione
anticiclica attraverso un suo aumento in una fase di crescita prolungata
della produzione (per contenere il consumo e gli investimenti) oppure attraverso una sua diminuzione in una fase di recessione
prolungata (per
espandere il consumo e gli investimenti). Il problema è che la variazione
del TUR e di conseguenza della massa monetaria influenzano sia i prezzi
sia i redditi nella stessa medesima direzione, non permettendo
quindi alcun possibile riequilibrio di eventuali differenze tra la
variazione percentuale dei prezzi e la variazione percentuale dei redditi.
Se quindi il TUR può funzionare come strumento anticiclico, esso non
garantisce però un riequilibrio tra il potere di acquisto dei redditi ed
il potere di vendita dei prezzi. In altre parole, le variabili obiettivo
non possono essere influenzate adeguatamente con una politica monetaria, e
quindi tale strumento anticiclico risulta efficace ma non efficiente.
Gli
strumenti di politica fiscale sono invece due: la spesa pubblica e
l'imposizione fiscale. In particolare si avrà una
diminuzione della spesa pubblica (e/o aumento dell'imposizione fiscale,
solo con un Certificato monetario) in una fase di crescita prolungata
della produzione (per
contenere il consumo e gli investimenti) oppure un aumento della spesa pubblica (e/o una diminuzione
dell'imposizione fiscale, solo con un Certificato monetario) in una fase
di recessione prolungata (per espandere il consumo e gli investimenti).
Mentre una variazione della spesa pubblica influenza sia i prezzi sia i
redditi nella stessa medesima direzione (e quindi è uno strumento
anticiclico efficace ma non efficiente), una variazione dell'imposizione
fiscale si rivela anche efficiente per riequilibrare eventuali differenze
nella variazione percentuale delle due nostre variabili obiettivo, dato
che una variazione dell'imposizione fiscale influenza i prezzi ed i
redditi in opposte direzioni.
L'unico
strumento anticiclico che risulta efficace ed efficiente (nel senso sopra
inteso) è quindi l'imposizione fiscale. Mentre in presenza di un
Certificato monetario tale imposizione può essere effettuata su diverse
grandezze monetarie, a discrezione del legislatore, in presenza di una
vera Moneta l'imposizione fiscale può essere effettuata solo su grandezze
che non rappresentano una vera misura del valore. E, come già visto, non
rappresenta un reale valore prodotto tutto ciò che non è un costo di
produzione. Le uniche due grandezze che si possono quindi colpire con
l'imposizione fiscale, in presenza di una vera Moneta, sono il profitto e
la rendita.
Note:
(1)
se è vero infatti che abbiamo teoricamente distinto tra due tipi di cicli,
uno dei quali (quello artificiale) ha una chiara origine monetaria, nella
realtà tale distinzione non è così automatica e semplice. Anche nel caso
in cui vi fosse un ottimo controllo della massa monetaria e quindi si
comprendesse l'effetto ciclico monetario, ciò non esclude che vi siano
stati anche dei fattori naturali a sostenere ulteriormente il ciclo.
(2)
dovuto molto probabilmente all'influenza di Marx nella teoria economica
moderna, che ha prediletto in modo netto l'interesse dei consumatori
rispetto a quello degli imprenditori.
(3)
nel caso di una vera Moneta, si aggiunge l'ulteriore vincolo dell'emissione
di moneta che rappresenti solo ed esclusivamente dei costi di produzione.
4/8/2005
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