Il mito
dell'interesse "inesistente"
Tra
le teorie monetarie più diffuse tra gli economisti (per professione o per
diletto) eterodossi, ve n'è una che merita una critica a parte: parliamo
del mito dell'interesse "inesistente", ossia del fatto che il
denaro per ripagare l'interesse richiesto sul denaro prestato non esista in realtà nel
sistema.
Ora,
dal punto di vista teorico abbiamo spiegato nel nostro materiale che una
vera Moneta non deve avere alcun prezzo, per definizione. Ma ciò non
significa che il denaro prestato ad interesse sia per definizione
inesigibile creando una catena di debiti all'infinito. Dal punto di vista
pratico, infatti, il denaro necessario per pagare anche gli interessi sul
capitale prestato esiste eccome, salvo una sola eccezione. Vediamo meglio.
Ipotizziamo
un sistema monetario già sviluppato, in cui già esiste una certa
quantità di denaro in circolazione. In tale sistema, l'unico caso in cui
può essere vero che l'interesse sul capitale prestato non esista in
realtà tra il denaro già presente nel sistema è quello in cui la somma
del capitale prestato e del relativo interesse sia superiore alla
quantità totale di denaro presente nel sistema. Ad
es. si prestano 100 euro + 5 euro di interessi, quando nel sistema
ipotizziamo esservene solo 100 (quelli prestati, appunto)
Ciò
è vero però solo ipotizzando che il debito totale (capitale+interessi)
venga saldato in un unico momento: in tal caso infatti il
prestatore (o i prestatori) sarà costretto a prendere in prestito altro
denaro per pagare anche gli interessi sul capitale (con l'eventuale
aggiunta di tutta quella quota di capitale che non è riuscito a
rastrellare nel sistema attraverso sue proprie entrate).
Se però ipotizziamo che il pagamento del debito totale possa essere rateizzato
(che è quanto succede normalmente, dato che il debitore/i debitori
non pagano tutto il debito esistente nello stesso istante),
non esiste alcuna eccezione in quanto anche se il debito
(capitale+interessi) è superiore al denaro totale presente nel sistema,
esso può essere pagato sempre con lo stesso denaro già esistente
attraverso una sua circolazione ripetuta nel sistema stesso. E ciò è
vero sia che il denaro prestato fosse stato creato dal nulla, sia che
fosse già presente nel sistema, sebbene nel primo caso la probabilità
che il debito possa essere ripagato con denaro già esistente è superiore
che nel secondo caso.
Quando
il denaro viene creato dal nulla, infatti, nulla viene tolto nella fase
di emissione del prestito agli altri possessori di denaro, lasciando
quindi una maggior quantità di denaro nel sistema che possa poi fluire al
debitore per ripagare il debito stesso. Quando
invece il denaro prestato è denaro risparmiato e quindi già esistente nel
sistema, tale somma prestata viene tolta nella fase di emissione del
prestito ai risparmiatori, decurtando quindi della stessa quantità di
denaro il sistema e di conseguenza diminuendo la probabilità per il
debitore di trovare il denaro per ripagare il debito stesso.
Anche
se ipotizziamo un sistema monetario nella fase natale, in cui il denaro
viene prestato da chi crea inizialmente lo stesso denaro, vale lo stesso
discorso fatto per un sistema sviluppato, con l'aggiunta però che in tal
caso il primo prestatore (e probabilmente non solo il primo) sarà costretto
ad indebitarsi nuovamente con lo stesso creditore, non essendovi altro
denaro in circolazione (o comunque poco, nelle fasi immediatamente
successive alla creazione di tale sistema monetario) che possa fluire al
debitore stesso per ripagare il debito.
Se
è quindi vero, come già visto nel materiale, che l'interesse non è dal
punto di vista teorico vera Moneta e quindi non dovrebbe esistere (almeno in
presenza di una vera Moneta), non è altrettanto vero il concetto che il
denaro per ripagare tale interesse non esista nel sistema, e che si chieda
cioè con l'interesse di più di quanto il sistema ha a disposizione.
L'interesse di per sé, da questo punto di vista, è infatti proprio come il
profitto richiesto per qualsiasi altro bene o servizio prodotto, ossia un
semplice valore aggiunto al valore reale richiesto da chi produce tale bene
o servizio.
Di
certo non vi è dubbio che il prestatore possa essere incapace di ripagare
con le proprie entrate il debito e sia costretto quindi a chiedere
nuovamente denaro in prestito. Ma questo è un problema di solvibilità che
vale per qualsiasi compratore, di denaro o di un qualsiasi bene o servizio.
30/9/2005
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