La giusta
offerta di moneta
Nell'articolo
Tipologie di Valore monetario
abbiamo parlato dei diversi tipi di valore monetario. Ma perché tali
valori sono tali? In altre parole, perché la moneta ha valore? Già
abbiamo spiegato che il denaro è una convenzione, sociale (Certificato
monetario) o legale (vera Moneta). E' quindi la gente che con la sua
accettazione gli dà valore
Se
quanto detto è vero, di conseguenza non sempre ha senso dal punto di
vista pratico chiedersi se esiste una giusta quantità di moneta che
deve essere presente nel sistema, ossia una giusta offerta di moneta. Se
è vero infatti che è l'accettazione della gente a dare valore al denaro,
tale denaro può variare di valore in rapporto alla sua quantità solo se
il denaro è sottoposto alla legge della domanda e dell'offerta. E' tale
legge infatti che determina una variazione del valore delle cose in base
alla loro offerta ed in base alla loro domanda.
Il
denaro è per definizione l'oggetto la cui domanda è la più elevata in
assoluto. Ma a quanto deve ammontare la sua offerta affinché il valore
dello stesso non cambi? Tale domanda la ci si è posta sempre nell'arco
della storia monetaria, perché il problema è proprio la stabilità del
valore monetario: essendo il mezzo utilizzato per scambiare tutti i beni e
servizi in una data comunità, è interesse di tutti (o così dovrebbe
essere) che il valore di tali beni e servizi non muti nel tempo, affinché
il valore del proprio lavoro non venga sminuito od esaltato nel tempo,
privilegiando o danneggiando di conseguenza alcune persone rispetto ad
altre. La stabilità del denaro è una necessità morale, prima che una
necessità economica.
Quale
deve essere quindi la quantità di moneta offerta affinché il valore
della moneta stessa non muti? Ciò dipende dal tipo di denaro di cui si
parla. Nel caso del Certificato monetario, non essendo esso innanzitutto
una misura del valore ma solo un mezzo di scambio, il suo valore (nominale
o reale che sia) varia a seconda della domanda e dell'offerta di tale
bene. Nel caso di una vera Moneta, essendo innanzitutto una misura del
valore essa è per definizione stabile, essendo una misura, allo
stesso modo in cui l'unità del metro o del kilogrammo non mutano nel
tempo.
Ciò
che ha importanza, in altre parole, è il pensiero del denaro,
ossia la definizione che gli si dà. E' tale pensiero che determina la
quantità giusta o sbagliata di moneta che deve esistere in una data
comunità. La nostra teoria monetaria qui esposta, in particolare, si basa
su una specifica definizione: sul pensiero del denaro inteso come misura
del valore e di conseguenza come mezzo di scambio e riserva di valore. Se
tale consequenzialità viene meno, il pensiero del denaro cambia e di
conseguenza cambia la politica monetaria ritenuta giusta o sbagliata.
Se
si intende la moneta come misura del valore, innanzitutto, allora la
quantità di moneta emessa (ossia creata) deve corrispondere ad un valore
realmente esistente, ossia ad un costo di produzione (valore del lavoro
umano). In tal modo, secondo tale visione del denaro, il valore del denaro
rimane stabile nel tempo e quindi, nel caso esistano altre monete, deve
avere cambi fissi con esse.
Ma
esiste un limite alla quantità emessa di una moneta? Non esiste un
limite, ma a seconda del tipo di denaro la quantità di denaro creato ha
effetti diversi sul valore del denaro stesso. In particolare, in presenza
di un Certificato monetario il denaro segue la "legge"
della domanda ed offerta, in quanto mezzo (cioè un bene) ma non misura:
ad esempio, se la gente percepisce (1) che vi è troppa moneta nel
sistema, allora la fiducia in tale moneta decresce. In presenza di una
vera Moneta, l'emissione del denaro segue una chiara legge
istituzionale (emissione di monete deve essere un costo di
produzione): rispettato questo vincolo legale e riconosciuto dalla gente,
quest'ultima darà fiducia a tale denaro indipendentemente dalla
quantità emessa, fintatoché viene rispettato il concetto di misura
del valore.
E'
di fondamentale importanza, quindi, la definizione di denaro che la gente
ha nella mente: è tale pensiero del denaro che determina la fiducia in un
dato tipo di denaro e di conseguenza nel suo valore; e che determina se
esista o meno un rapporto tra quantità di moneta emessa e valore della
stessa. Si capisce quindi quanto sia importante che la gente comprenda
cos'è il denaro: d'altra parte, è il valore del lavoro della gente
stessa ad essere misurato. Ed è nel suo stesso interesse, quindi, avere
un chiaro pensiero del denaro.
Riepilogando,
mentre in presenza di un Certificato monetario la giusta offerta di moneta
è legata alla domanda di moneta (2), in presenza di una vera Moneta la
giusta offerta di moneta è indipendente dalla domanda di moneta. Nel
primo caso, quindi, la giusta offerta di moneta dipende dalla pratica, nel
secondo caso dalla teoria. Ed una convenzione che dipende dalla pratica è
appunto una convenzione sociale, e non istituzionale. E' un fatto, e non
un pensiero. E' materia, e non valore.
Finché
non si rende stabile a priori e per definizione la moneta, la giusta
quantità di moneta sarà sempre basata su una percezione e non su
una chiara definizione. Sull'emozione, cioè, e non sul pensiero.
Note:
(1)
si tratta di una semplice percezione sia perché la gente non sa esattamente
quanta moneta vi è realmente nel sistema, sia perché la "legge"
della domanda ed offerta è una convenzione sociale, un modo di percepire il
valore delle cose da parte della gente. E' in sostanza una questione
teorica, legata alla definizione che la gente ha del denaro e non una
questione pratica. La definizione del denaro nella testa della gente
potrebbe prevedere che la sua quantità esistente non ha importanza riguardo
al suo valore, cosa che succede quando si pensa al denaro come misura,
innanzitutto, e solo di conseguenza come mezzo.
(2)
in diversi modi, attraverso il tasso di cambio, il tasso di interesse e la
riserva frazionale a seconda dei casi, in base a ciò che viene percepito
giusto in un dato istante dalle autorità monetarie.
1/11/2005
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