Euroschiavi
di
Marco
Della Luna
ed
Antonio
Miclavez
La
Banca d'Italia - la grande frode del debito pubblico - i segreti del
signoraggio - chi si arricchisce davvero con le nostre tasse.
L’Italia è sempre più povera a causa di un debito pubblico in
continuo aumento che comporta un’elevata pressione fiscale. Il debito
pubblico è un’invenzione costruita da politici e banchieri al fine di
arricchire gli azionisti privati della Banca Centrale italiana e europea.
In passato, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la
copertura aurea, si impegnavano a convertire le banconote in oro e
sostenevano un costo di emissione. Oggi, le monete non sono coperte da
riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di emissione è
praticamente zero, ma il guadagno di chi le emette e le vende, ossia il
signoraggio, è del 100% del valore nominale.
Quando lo Stato domanda soldi alla Banca Centrale paga il costo del
valore nominale (e non il solo costo tipografico) con titoli del debito
pubblico, ossia impegnandosi a riscuotere crescenti tasse dai cittadini e
dalle imprese. Tutto ciò avviene attraverso la Banca Centrale Europea, un
mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da ogni
controllo democratico come un vero e proprio Stato sovrano, posto al
disopra delle parti.
Dal bilancio della Banca Centrale Europea risulta che nel Sistema
Europeo delle Banche Centrali (SEBC) ci sono circa 50 miliardi di Euro che
spettano allo Stato italiano e che il Governo dovrebbe recuperare. Siamo
dinnanzi un “Signore” che usa lo Stato, il fisco e la pubblica
amministrazione, per creare un sistema costituzionale e di disinformazione
allo scopo di nascondere i suoi traffici e fini realizzando un’illusione
di legalità. Un sistema di potere che si è eretto e mantenuto sul fatto
di essere ignorato dalla gente, soprattutto dai lavoratori, dai
risparmiatori e dai contribuenti.
Il libro è di facile comprensione sia per chi si interessa di politica
e finanza sia per il lettore non specialista.
Gli autori propongono alla gente comune di rivolgersi alla Magistratura
per porre fine a questo saccheggio monetario.
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La questione della proprietà della moneta al momento della sua
emissione
La Banca Centrale emette denaro per un valore, supponiamo, di mille
miliardi di Euro. Quel valore, quei mille miliardi, di chi sono? A chi
appartiene la moneta, il valore del denaro, nel momento in cui viene
emessa dalla Banca Centrale? Alla Banca Centrale stessa, che quindi ha
diritto di farsela pagare dallo Stato? O allo Stato, al popolo, che quindi
non dovrebbe pagare né il denaro né gli interessi alla Banca Centrale
quando ha bisogno di denaro? Si tratta di una questione fondamentale,
perché dalla risposta che essa riceve, dipende essenzialmente
l’indebitamento dello Stato.
Il fatto che l’esercizio del potere monetario attraverso la Banca
Centrale è uno strumento di potere dei banchieri sullo Stato, trova
conferma in come le istituzioni statali sono impegnate a equivocare e a
mentire in tutte le sedi, anche parlamentari, per coprire il fatto che la
Banca d’Italia cede a caro prezzo denaro che a essa niente costa e a cui
non è essa a dare il valore, ossia il potere di acquisto. Il potere di
acquisto, come abbiamo visto, glielo conferisce il mercato, la gente,
attraverso la domanda di denaro.
La Banca Centrale non ha “prodotto” il valore del denaro, eppure si
comporta come se fosse proprietaria del medesimo denaro, in quanto lo cede
allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli di Stato e
controinteressate. Questo fatto è paradossale. È come se il tipografo,
incaricato dagli amministratori della società calcistica organizzatrice
di una partita di stampare 30.000 biglietti di ingresso per le partite del
campionato, col prezzo di € 20 stampato su ogni biglietto, chiedesse
come compenso per il suo lavoro di stampa € 600.000, in base al fatto
che i biglietti che ha prodotto “valgono” € 20 cadauno. È vero che
essi “valgono” € 20 cadauno, ma che essi abbiano un valore non
dipende dal tipografo, bensì dall’associazione sportiva che ha formato
la squadra, procurato il campo da gioco e organizzato la partita,
sostenendo i relativi costi e producendo la domanda di quei biglietti,
senza la quali questi niente varrebbero.
Gli amministratori della società sportiva lo sanno bene, ma il tipografo
in parte li ricatta e in parte li lusinga perché promette loro che, se
gli pagheranno l’ingiusto compenso richiesto, egli darà loro un lauto
regalo e i fondi per farsi rieleggere alle prossime elezioni del consiglio
di amministrazione. Altrimenti, finanzierà altri candidati e una campagna
di stampa contro i consiglieri onesti.
Il potere bancario si comporta come quel tipografo, e i governanti si
comportano come i consiglieri ricattati e lusingati dell’associazione
sportiva, riconoscendo alla Banca Centrale la proprietà o titolarità del
valore del denaro che emette, stampato o scritturale che sia, e in cambio
di esso indebitano ingiustamente e illogicamente proprio il popolo, che è
il soggetto che, col suo lavoro e con la sua domanda, ossia col mercato,
conferisce valore al denaro.
Per questa ragione, oltre che in base al principio costituzionale della
sovranità popolare, al momento in cui viene emesso, il denaro, il suo
valore, dovrebbe logicamente essere ed essere trattato come proprietà del
popolo e, per esso, dello Stato. Assolutamente lo Stato non dovrebbe
indebitare se stesso e il popolo verso una Banca Centrale, pubblica o
privata che sia, per ottenere denaro. Al contrario, ciò è proprio quanto
succede incessantemente.
Ma vi è di peggio: la Banca Centrale, cioè i suoi azionisti, oltre ad
appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro che essa emette,
nei suoi propri conti segna questo valore non all’attivo ma al passivo,
simulando un debito ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che
è un puro incremento di capitale e che, come tale, dovrebbe essere
interamente tassato.
L’ovvio ragionamento che abbiamo testé svolto è stato già
sottoposto al Parlamento, attraverso interrogazioni parlamentari, nel 1994
e nel 1995. Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che la
Banca Centrale (allora, cioè, la Banca d’Italia) non sarebbe
proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro emesso,
perché il denaro emesso costituirebbe sempre un passivo, un debito; e
che, perciò, giustamente la Banca d’Italia lo iscriveva come posta
passiva nel proprio bilancio. Come i membri competenti dei due governi
interessati non potevano ignorare, queste risposte sono del tutto
contrarie alla verità.
Innanzitutto, la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei
governi medesimi – di tutti i governi. Infatti, se i governi fossero
coerenti con l’affermazione che il denaro, il valore monetario, non
appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato continua a dare qualcosa
(i titoli del debito pubblico) in cambio di Lire o Euro? E se il denaro
emesso costituisse una passività, un debito, perché mai lo Stato
dovrebbe comperarlo pagandolo con titoli del debito pubblico, che
costituiscono un credito per chi li riceve? Si è mai visto che qualcuno
paghi un altro per farsi cedere un debito? Ma le risposte del governo sono
anche false giuridicamente, perché il denaro non è affatto un debito per
la Banca che lo emette.
Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal portatore
presso la Banca medesima, mediante conversione in oro, e il portatore
della banconota aveva il diritto di farsela cambiare in oro dalla Banca
Centrale che l'aveva emessa, come avveniva una volta, fino al 1929 circa,
quando il denaro era convertibile in oro. Anche in tempi successivi al
1929, molte banconote portavano la scritta “Pagabile a vista al
portatore”. Ma pagabile in che cosa, dato che esse non erano
convertibili in oro? In realtà, quei biglietti non erano pagabili in
alcun modo e quella scritta era una menzogna per ingannare il pubblico e
fargli credere che i biglietti di banca fossero convertibili in qualcosa
avente valore proprio o che la banca si fosse indebitata per emetterli, il
che è falso (mentre era vero in un ormai lontano passato). Del resto, è
naturale che nessun governo potrebbe permettersi di dare risposte
veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe che la sua vera
funzione è defraudare i cittadini e gli elettori per arricchire un’élite
finanziaria che detiene il vero potere.
Ma quanto sopra costituisce solo la punta dell’iceberg. Perché il
grosso, circa l’85%, del denaro esistente e circolante al mondo, non è
denaro vero, emesso da Banche Centrali, ma denaro creditizio, ossia
aperture di credito e disponibilità di spesa create dal nulla dalle
banche commerciali, le quali, attraverso questa creazione continua di
nuovo denaro creditizio, si impossessano di quote crescenti del potere
d’acquisto complessivo della popolazione mondiale. Di ciò si parlerà
più diffusamente in seguito in tema di signoraggio secondario o
creditizio.
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