Emissione della
Moneta
Una
volta stabilita la convenzione alla base di una data misura, la quantità
di misura disponibile dipende dalla finitezza o meno dell'oggetto della
misura. In altre parole: se l'oggetto della misura è limitato nello
spazio e nel tempo allora di certo la quantità della sua misura sarà
limitata, ma in caso contrario non lo può essere. La Moneta, che è
misura del valore, misura un oggetto non definito nello spazio e nel tempo
e potenzialmente illimitato in quanto soggettivo.
Per
limitare tale potenzialità si è scelto in passato di ancorare la
quantità di Moneta ad un determinato bene limitato per natura nella sua
quantità (es.oro). Così facendo, però, si snatura lo stesso concetto di
valore. O meglio, si rende "oggettivo" e limitato ciò che per
natura è "soggettivo" e illimitato, il valore appunto.
Tale
Moneta ancorata ad un bene (backed money) non è infatti una reale misura
del valore tout court: è piuttosto una misura del valore dell'oro
(o di qualsiasi altro bene che svolge tale funzione). Ed anche
considerando l'oro stesso (o chi per lui) la Moneta e ciò che si
costruisce su di esso puro titolo monetario, rimane il problema della
limitatezza della quantità d'oro. Tale limite, infatti, potenzialmente
non costituisce un problema di limitatezza di Moneta, dato che è
possibile rendere l'unità di misura sempre più "leggera",
cioè riferita a quantità sempre più inferiori di oro. Ma tale
possibilità distorce il concetto di misura del valore e trasforma la
Moneta in Certificato monetario (vedi Moneta
vs. Certificato monetario). Una misura, infatti, come già spiegato
(vedi Misura e Stabilità), per
definizione è costituita di unità di misura nelle quali la "quantità"
dell'oggetto da esse misurata rimane costante nel tempo.
Detto
quindi della quantità di misura del valore, dobbiamo ora vedere in che
modo tale quantità è di utilità alla comunità. O meglio, qual è
il fine della creazione della misura stessa. Ogni misura ha innanzitutto
il fine di comparare tra loro diverse quantità dell'oggetto
misurato. La misura del valore, ha l'ulteriore e peculiare fine di scambiare
non solo informazioni sull'oggetto misurato, ma l'oggetto misurato
stesso. La misura del valore cioè ha lo scopo peculiare di scambiare,
in ultima analisi, lavoro.
Il buon senso (inteso come "logica umana emotiva")
richiede che la natura di bisogno
del lavoro, necessario al fine stesso della sopravvivenza, determini una
gestione comune e di conseguenza esclusiva della Moneta.
Allo stesso modo, considerando anche la funzione di mezzo di scambio della
Moneta, essa può essere considerata tale solo se non esiste un valore di
mercato di tale mezzo: ciò significa, in altre parole, che la produzione
del mezzo adibito a mezzo di scambio debba essere monopolizzata
dalla comunità. In caso contrario, infatti, la quantità di valore
contenuta nell'unità di misura varierebbe nel tempo, divenendo cioè una
"non misura".(1)
Ciò
che è necessario affinché vi sia una vera Moneta è quindi che la sua
emissione sia centralizzata e gestita da un organo rappresentativo della
comunità nel suo complesso. Non ha però importanza, affinché si parli
di vera Moneta, l'ampiezza territoriale o numerica della comunità.(2)
Ha
invece importanza la modalità di emissione della Moneta. Data la natura
di convenzione istituzionale della Moneta, essa necessita come detto di una gestione
pubblica. La comunità, cioè, può creare da se stessa la Moneta
necessaria alla copertura del valore dei beni e servizi prodotti. In altre
parole, può accreditare a se stessa la moneta-credito senza
indebitarsi con nessuno (e senza indebitare nemmeno alcun privato con
l'emissione monetaria). L'attuale sistema è invece basato sulla moneta-debito:
una Moneta, cioè, che viene emessa solo attraverso un prestito,
cioè un addebito, e per di più da organi non pubblici (sistema
bancario). Che in tal modo emettendo moneta addebitano sia i singoli
individui (debiti privati) sia la comunità nel suo complesso (debito
pubblico).
Note:
(1)
se il mezzo di scambio monetario ha un valore di mercato diverso da quello
di emissione (ossia se non vi è un monopolio pubblico del bene utilizzato
come mezzo di scambio), l'unità di misura del valore non è più stabile
dato che in tal caso essa può misurare il valore di beni e servizi in modi
diversi a seconda che sia fatto utilizzando il mezzo di scambio di mercato o
quello della convenzione monetaria.
Un
Certificato monetario, al contrario, non essendo misura del valore, non
necessita di per sé di un monopolio pubblico dell'emissione.
(2)
l'unica nota che si può fare al riguardo, dettata sempre dal buon senso, è
che minore è il numero di monete circolanti e maggiore l'estensione della
comunità in cui tali monete sono utilizzabili, di conseguenza maggiore
sarà la comodità degli scambi. Una sola Moneta globale, ad esempio.
Ma vi sono anche alternative simili che ugualmente soddisfano il buon senso
quali: la presenza contemporanea di una moneta globale e di molte locali con
cambi fissi tra di esse; o la presenza di sole monete locali con cambi fissi
tra di esse.
15/6/2005
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