Cultura e denaro
Il
denaro è a tutti gli effetti uno specchio della coscienza della gente
(vedi Lo specchio della
coscienza). E la coscienza altro non è che un insieme di valori:
valori morali (umani) e reali (di beni e servizi). Insieme di valori che
viene solitamente definito in una sola parola: cultura.(1)
Si
può dire quindi che il dare un valore è un fattore culturale: è anzi il
fattore che contraddistingue una cultura da un'altra. Ma "dare un
valore" significa creare una misura che permetta, attraverso un
linguaggio, di definire tali valori.(2)
La
cultura, certo, comprende come detto il "dare un valore" non
solo ai beni e servizi (3) ma
anche agli umani stessi. E tali valori morali sono gli unici che, almeno
nelle società moderne, non vengono solitamente misurati in termini
numerari, bensì verbali. Linguaggi, questi ultimi, ben diversi tra loro: il primo
quantitativo ed il secondo qualitativo.
D'altra
parte, è evidente che i valori reali sono determinati dall'essere umano,
e potrebbero quindi essere considerati una conseguenza dei valori morali.
Un linguaggio qualitativo, quindi, che è causa di un linguaggio
quantitativo: consequenzialità questa, però, per definizione illogica
basandosi su tipi di linguaggi tra loro incompatibili.(4)
Esiste
quindi una connessione tra valori morali e valori reali? Essa non esiste
come visto a livello sostanziale, ma può esistere a livello
istituzionale. In altre parole, i valori morali determinano
istituzionalmente una definizione misurata dei valori reali, ma non
una definizione essenziale degli stessi.
Esiste
quindi una correlazione tra cultura e denaro, ed essa non è sostanziale
bensì istituzionale. La cultura determina il tipo di denaro esistente, ma
non il valore in sé dei beni e servizi misurati. Quest'ultimo, infatti,
nulla ha a che fare con i valori morali: esso è dato dalla legge della
domanda e dell'offerta, legge quest'ultima di per sé amorale e puramente
utilitaristica.
Note:
(1)
le credenze, le abitudini, le tradizioni ed i costumi sono infatti tutti, in
ultima analisi, dei particolari valori attribuiti a specifici
pensieri, parole ed azioni.
(2)
possiamo anche definire quindi il linguaggio verbale come "misura del
valore concettuale", per contrapporlo al linguaggio numerico inteso
come "misura del valore numerico".
(3)
tra i "beni" includiamo tutti gli esseri viventi non umani, non
per senso di superiorità ma per semplicità terminologica, che rispecchia
oltretutto la realtà della società moderna (in cui anche gli animali e la
terra stessa sono considerati dei semplici "beni").
(4)
un linguaggio qualitativo definisce "pensieri", un linguaggio
quantitativo definisce "simboli", anche di pensieri. Ma pur sempre
simboli sono, e di conseguenza non interpretabili in modo univoco. A
differenza del linguaggio qualitativo, la cui qualità è proprio quella di
definire in modo univoco l'essenza delle cose.
28/9/2005
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